Il Spagnolo

Lo spagnolo nacque come dialetto del latino nelle zone della Cantabria, Burgos, Àlava e la Rioja, attuali province del Nord della Spagna, divenendo la principale lingua popolare del Regno di Castiglia (la lingua ufficiale era il latino). Da qui viene il nome di “lingua castigliana), in riferimento alla zona dove ebbe origine. Altra denominazione della lingua è quella di "spagnolo”, deriva dal latino medievale Hispaniolus o piuttosto dalla sua forma ultracorretta[12] Spaniolus (letteralmente, “ispanito”, “spagnolino”) attraverso dell'occitano espaignol.

Gli avvenimenti storici ed economici ed il suo utilizzo diffuso come lingua di scambio, fecero dello spagnolo la lingua franca di tutta la penisola iberica, in un contesto di convivenza nelle zone dove esistevano anche lingue dialettali. Verso la metà del secolo XVI di calcola che l’80% degli spagnoli parlava castigliano.[14] Con la conquista dell’America, che era un possedimento personale della corona di Castiglia, la lingua spagnola si diffuse in tutto il continente, dalla California fino allo Stretto di Magellano.

traduzione spagnolo


Storia dello spagnolo

La storia della lingua spagnola ha inizio dal latino volgare dell'Impero Romano. Precisamente, la sua origine si trova nel latino volgare nella zona centrale del nord dell’ Ispania. Dopo la caduta dell’Impero Romano nel secolo V, l’influenza del latino colto sulla lingua della gente comune si ridusse poco a poco. Il latino parlato di allora fu il fermento delle varietà romanze ispaniche, tra cui il castigliano antico, da quale derivarono, almeno in maggior misura, le varietà della lingua spagnola. Nel secolo VIII, l’invasione musulmana della Penisola Iberica fa sí che si formino due zone molto differenziate. Nell'Al-Àndalus, si parleranno i dialetti romanzi denominati sotto il termine mozarabo (non arabo), Oltre alle lingue della minoranza straniera invasora alloctono (arabo e berbero). Nella zona dove si formano i regni cristiani, invece, pochi anni dopo l’inizio della dominazione musulmana, comincerà un’evoluzione diversa, con la nascita di varie modalità romanze: la catalana, l’aragonese, l’asturio-leonese e quella galego-portoghese, oltre a quella castigliana, che risulterá essere quella dominante tra la popolazione della penisola.

Il dialetto castigliano nacque nella contea medievale della Castiglia (sud della Cantabria e nord di Burgos), con influenze basche e dei germani visigoti. I testi più antichi che si conoscono in castigliano sono i “Cartularios de Valpuesta”, conservati nella chiesa di Santa Maria di Valpuesta (Burgos), un insieme di testi che costituiscono copie di documenti, alcuni redatti già nel secolo X, seguiti dalle Glosse Emilianensi, che risalgono alla fine del secolo X o inizi del XI e sono custodite nel Monasterio di Yuso, a San Millan de la Cogolla (La Rioja), località considerata centro di cultura medievale.

Il castigliano si estese verso il sud della penisola durante il periodo della Riconquista e durante l’unificazione dei regni cristiani spagnoli con le unificazioni delle dinastie (unione con Leon e Galizia sotto Fernando III di Castiglia, introduzione della dinastia castigliana nella Corona di Aragona con Fernando I di Aragona che porterà all’unione finale della penisola con i Re Cattolici). Nel secolo XV, durante il processo dell’unificazione spagnola dei regni, il sivigliano Antonio de Nebrija pubblicò a Salamanca la sua Grammatica. Fu il primo trattato di grammatica dello spagnolo, nonchè di una lingua neolatina europea. La colonizzazione e la conquista dell’America realizzata contemporaneamente alla riconquista di Granada, diffuse la lingua spagnola nella maggior parte del continente americano. In quest’epoca era gìà iniziato il riallineamento consonantico, che comportò la riduzione del sistema fonemico, passando da sei consonanti a solo una o due a seconda delle varietà.

Lo spagnolo ha sempre avuto numerose varianti dialettali che, pur rispettando il ceppo principale latino, hanno differenze di pronuncia e vocabolario, come si verifica in qualsiasi altra lingua. Oltre a ció, è rilevante anche il contatto con le lingue delle popolazioni native dell’America, come l’aimara, náhuatl, guaraní, chibcha, mapudungun, taíno, maya, e il quechua, che contribuirono al lessico della lingua, non solo nelle sue zone d’influenza, ma talvolta anche a livello di lessico generale.


Dialetti della lingua spagnola

Le varietà dello spagnolo differiscono tra loro per svariate ragioni. Tra quelle di tipo fonetico spicca la distinzione o meno tra i fonemi corrispondenti alle grafie c/z e s (presenza o assenza del ceceo/seseo), la distinzione o meno tra fonemi corrispondenti alle grafie ll e y (essenza o presenza del yeismo) e l'aspirazione o meno della s o z davanti a consonante. Queste differenze solitamente non causano problemi di comprensione tra coloro che parlano spagnolo. I diversi dialetti si distinguono anche per gli usi grammaticali, come il voseo o l’utilizzo o meno del pronome informale della seconda persona plurale (vosotros). Per quanto riguarda il vocabolario, vi sono notevoli differenze specialmente in alcuni ambiti semantici, come la nomenclatura di frutta e verdura, vestiti, articoli di uso quotidiano, così come nelle espressioni colloquiali ed offensive.